sabato 17 ottobre 2009

Troppo serio

Volevo beccare G per bere una cazzata e dirne due o tre. Mi sarei passato un'oretta in polleggio. La prima della settimana, fondamentalmente, dato che il mio nuovo lavoro, per ora, non prevede tempo libero che non sia quello per dormire. E non è una lamentela, intendiamoci. Uno fatto diverso da me userebbe queste righe per festeggiare l'aver trovato un'occupazione, in un momento in cui la probabilità di trovarla rasenta quella di vincere al superenalotto. Al punto che si sono pure inventati una lotteria che ti dà uno stipendio a vita (ma ce ne rendiamo conto?...no). Ma con la stessa convinzione con cui me la prendevo con l'occidente tutto per il meccanismo che mi lasciava, dopo 25 anni di preparazione, col sedere sull'asfalto, mi trovo ora a stare molto, ma molto calmo. Quasi scuro. Che l'asfalto non si è mica allontanato poi tanto. E comunque trovare da fare non è un traguardo. Delle due, è molto più simile al semaforo verde che alla bandiera a scacchi. E quindi. Ho attraversato via Rizzoli, poi piazza Mercanzia, via Castiglione, poi tornando ho fatto un po' di Strada Maggiore, via Zamboni e bona lè. E' un sabato sera di metà ottobre. Eh, me li ricordo i sabati sera di metà ottobre... Ma non erano mica così. Sì, è la sera che escono gli sbarbi. Ma noi non avevamo quelle facce lì. E non parlo di luce negli occhi, o minchiate simili. Parlo proprio dei connotati. I maschi soprattutto. C'è qualcosa che non torna. Poi ho capito. Hanno tutti le sopracciglia depilate e modellate. E i capelli scolpiti, con ciuffi rigidissimi che vanno da tre o quattro parti diverse. Sulla stessa testa. Qualcuno ha anche dei pantaloni con un taglio sartoriale oltre i limiti dell'improbabile e la cintura stretta attorno alle cosce. Il sedere è tutto fuori, coperto, a volte, da mutande con scritte a caratteri cubitali. Eppure ho la sensazione che siano già terribilmente demodè. Le ragazze hanno tutte gli occhi rossi. Ma molto rossi. Sono stratirate (mi riferisco ai vestiti. Adesso) e hanno gli occhi irritatissimi. Barcollano. Forse per i tacchi. Forse. All'inizio di via Castiglione c'è un van della Municipale che controlla lo stato di lucidità di automobilisti e motociclisti a caso. Passo davanti a un bar, molto piccolo. Alle pareti finti affreschi finto rovinati. Seduti fuori 5 0 6 ragazze e un ragazzo con in mano delle palette. Credo che la gag con la quale credono di rendere indimenticabile la loro serata sia quella di dare i voti ai passanti. Sento che di me dicono: "troppo serio...". Beh, grazie. Poteva andare peggio. Dentro al baretto c'è M. Mi abbraccia fortissimo e mi bacia tre o quattro volte. Ragazzo divertente, M. ma gli altri non li conosco. Tutt'intorno ragazze con gli occhi rossi e apertissimi, nemmeno eleganti. Sono proprio vestite come se stessero per entrare in scena. M insiste perchè aspetti T con lui, ma è tardi. Domani devo lavorare. Esco, attraverso un folla di ragazzini...che poi, a pensarci bene, nei miei mezzi ottobri non eravamo mica così tanti in giro per strada alle undici e mezza. Continuo a pensare alle parole di quelle ragazze. "Troppo serio...". Forse hanno ragione. Ma non mi manca niente. Nel senso del sentire la mancanza. E non parlo di nostalgia, di tempo perduto e Proust, Max Pezzali e Jack Frusciante. Forse sono diventato inadatto. Forse le undici e mezzo di via Rizzoli non sono più adatte a me. Queste undici e mezza. Perchè, mettetevelo in testa, io sono quello che c'era prima di voi e che ci sarà anche quando voi ve ne sarete andati. Ma questa non è roba per me. Domani lavoro. E anche dopodomani. Allora è meglio che vada a letto. Anche perchè G non risponde. Chissà dov'è.

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