giovedì 17 settembre 2009

Funerale del c.d. Occidente


I terroristi hanno ucciso in un attentato i nostri soldati in missione di pace.
In una frase del genere non dico che ci sia tutta, ma sicuramente c'è un bel po' dell'epoca che stiamo vivendo da una cinquantina d'anni a questa parte.
All'inizio di quest'epoca i bambini giocavano fra le macerie e si divertivano a tirare i tappi contro il muro. Celentano cantava del bagno in casa come della frontiera che solo a certi fortunati riusciva di conquistare e ci si sentiva in crescita esponenziale perchè si costruivano automobili.
Dieci lustri più tardi si va in giro con l'aria di chi vive nella più impeccabile delle avanguardie.
Col piglio di chi ci ha sempre vissuto e di chi non smetterà mai.
Avanti da per sempre. A colpi di Suv.
Guardiamo alle immagini di repertorio e ci sembra tutto sciatto e lontano. Che non ci riguardi. No?
I documentari del Luce al massimo ispirano qualche filmetto pseudo ironico che vorrebbe far ridere.
I cinegiornali ci sembrano film di Fellini, mentre davanti alle immagini di Moro nel baule, di quello che non riuscì a salvare Alfredino, del maxiprocesso alla mafia, proviamo solo l'imbarazzo per quanto era scarsa la qualità delle nostre telecamere. E davanti alle basette di Roberto Savi, ai vestiti della gente ai funerali di Falcone non riusciamo a non notare quanto la moda di adesso ci renda infinitamente più giustizia.

Excusatio non petita: sono qualunquista quanto e quando mi pare, mi spiego?

E, guarda, non vorrei esserlo.
Ma a volte non riesco proprio.
Mi capitò di esplodere su un altro blog tipo tre anni fa (e ringrazio ancora FM di aver ripreso un passaggio del mio strippo per il suo profilo su Fb, mi ha reso molto fiero, anche se non te l'ho mai detto).
Un po' di esplosioncina ce l'ho anche adesso.
Che mi ritrovo nel magma di una sedicente nazione i cui governanti inneggiano al falò della bandiera come al cannoneggiamento delle imbarcazioni dei forestieri. Che quelli che cercano una cura per le malattie vengono fatti lavorare gratis e Lapo, Noemi e una troia del presidente del consiglio vengono premiati, fotografati, innalzati, blanditi e vezzeggiati.
Che meglio lavori e meno ti vogliono, perchè sennò gli tocca pagarti. Che se sei un infermiere ti triplicano il turno, ma se ti riesce ti prendere bene a calci la palla ti danno centomilamilioni all'anno e poi comunque hai anche diritto di menare i fotografi, perchè, insomma la pràivasi... che Io leggo la biografia di Simona Ventura perchè lei è una donna che ce l'ha fatta... che si fa il mutuo per andare in vacanza e si ritira dal postamat per l'aperitivo, che si va per le università con lo stesso piglio con cui si frequentava l'asilo ai miei tempi. Che si sostiene che una madre coi documenti che non ci piacciono non abbia diritto al proprio figlio. Che si riforma l'istruzione per imbellettare le statistiche e pazienza se si manda in malora quel paio di generazioni, che non ce ne vorranno...che le madri buttano le figlie nei torrenti, se no poi la velina non la si fa più. Che pulirsi il culo con i disegni delle margherite costa come 10 Kg di patate.
E che, comunque, se sei il primo a dire "ne esco" e poi lo fai pure, tutto e tutti, TUTTO E TUTTI ti fanno terra bruciata intorno da subito.
Siamo diventati capaci di credere che valga la pena farsi un'opinione su quale dei concorrenti di X Factor meriti di più una carriera di intrattenitore.
Noi te-le-vo-tia-mo!!!!
Siamo diventati capaci di preoccuparci di come piegare un pezzo della nostra giacca, di metterci o non metterci una certa spilla anni '80.
Sappiamo digitare un sms in 20 secondi, ma non abbiamo il coraggio di rivolgere una domanda a voce.
Sappiamo il significato di "digitare" e "sms", ma per l'Abruzzo c'è chi parla e riparla di movimento tellurGico.
Siamo certi di avere la migliore delle opinioni possibili sul fenomeno Facebook...sappiamo avere opinioni su Facebook...
Noi giudichiamo, di continuo
Che se c'era una cosa che si era raccomandato di non fare, era quella!
La nostra mela..il giudizio
Sputiamo su Dio, sulla croce, sull' Islam e sulla spiritualità e ci irroriamo di secrezioni al primo cialtrone che blatera di Cakra, NewAge, Karma e reincarnazione.
E nessuno ha ancora capito che il concetto di Grazia sta a quello di Karma, come Jimi Hendrix sta a Eric Clapton.
Forse avevano ragione i Laghetto, quando dicevano che il cristianesimo, l'islam e l'ebraismo sono in perenne svantaggio rispetto alle religioni "orientali", perchè non hanno un'arte marziale.
Tutti con la coda di paglia, pronti a credere che basti avere in uggia il clero per potersi dire anti Teisti. Per non dire atei.
Come se esistessero veramente poi, gli atei.
E poi appena a uno scappa detto Dio, ecco il ciarpame, ecco le battute, le gag, le arguziette...però nessuno tace indifferente, a meno che non glie lo si faccia notare.
Tipo adesso.
Ecco chi siamo diventati.
Ecco chi SONO diventato.
Io che quell'11 settembre famoso, quando seppi che dagli Usa avevano fatto partire un F16 in ricognizione, si sa mai che arrivassero altri aerei (?), provai una specie di moto d'orgoglio.
E mi resi conto che Maverick non era solo un fumetto incarnato dal più irritante attore di sempre.
Ma era un opuscolo, una direttiva, un memento per gli anni a venire.
Io che ci sono dentro come pochi.
Alle telecamere, al ciarpame, alle giacche (oddio, quelle poi neanche tanto), alle code di paglia, ai giudizi, alla convinzione che siamo nel meglio da per sempre.
Io che spreco il mio sdegno sulla rete una volta ogni due/tre anni e poi sono a posto.
Che critico le regole, ma non le cambio.
E che ci ho messo 31 anni a sentire quanto allucinantemente tragicomica suonasse una frase come: "I terroristi hanno ucciso in un attentato i nostri soldati in missione di pace".

Cosa abbiamo fatto...

mercoledì 2 settembre 2009

Love in september


Non è difficile darmi del nostalgico.
Lo sono.
Ma un po' ci terrei a che mi si credesse, se vi dico che quello che vado a scrivere adesso non c'entra col frignare perchè "era più bello prima".
Anzi, è proprio un non-scenario senza tempo, quello che mi attraversa la testa.
Oggi, come tutte le volte che l'estate scavalla in settembre e mi constringe a far il miglior viso possibile ad un gioco che non mi è mai piaciuto, nè, verosimilmente, mai mi piacerà.

Intanto devo ammettere che quella canzone di San Remo che dice "d'estate muoio un po'", alla fine, mi piace.
State attenti, Sant'Iddio, ad andarmi a ravanare, con certe vocali lunghe, con quegli archi e quei giri armonici così tenui e azzeccati...state attenti, vi prego!

Non mi è mai piaciuto il periodo che accorcia la luce e che spinge verso quel merdosissimo cumulo di settimane marroni che chiamano autunno.
Lì di bello non c'è quasi mai niente.
Compierci gli anni, fra l'altro, mi ha sempre messo a disagio.

Il fatto è che se riusciamo a estrapolare settembre dal suo contesto, a togliergli il prima e il dopo, il da dove viene e il dove sta andando, se lo mettiamo in quello che i matematici chiamano "valore assoluto", ecco che mi tocca pure ammettere che settembre è un bel mese.
Ha il ritmo di un incrocio fra maggio e giugno, a dispetto di agosto che col suo caldo svergognato mi ricorda sempre una specie di maraglio abbronzato, grasso, con la camicia aperta e i peli brizzolati da cui spunta un catenone d'oro. Ah, con lo stecchino fra i denti.

Ecco, settembre non è proprio così.
Ed è un mese interessante. Un mese che può esserlo, quanto meno.
Se solo mi riuscisse di soffocare questo magone atavico che nel nono mese mi fa venir solo voglia di frignare perchè il bel tempo finisce.
Una volta piangevo perchè finivano le vacanze.
Adesso piango perchè non sono mai cominiciate.

Se invece la smettessi di piangere, potrei provare a raccontarvi di cosa volevo parlare adesso, che invece alla fine non ho ancora cominciato.

Nel 1995 comprai il mio primo disco degli U2. Un live dello Zoo tv.
Era primavera. Mi portai il cd al mare, a Riccione e cominciai a notare quel pezzo, One, che tutti quando si diceva "U2" la menavano con 'sta One e io nemmeno sapevo di cosa si trattasse. Carina.
Andai a Linosa in vacanza, si schitarrava e io accenavo One, di cui non conoscevo il testo.
Ma mi piaceva come suonavano certe parole.
Tornai a Riccione e comprai Achtung baby, il cd che conteneva la versione originale di One.
Ma del disco mi colpirono di più altri brani.
Anzi, più in generale, devo dire che me ne colpì l'insieme.
Sonoro e immaginifico.
La volata glie l'aveva lanciata la gita di marzo.
Con la scuola eravamo andati a Praga e un mio compagno di classe non faceva che menarla con 'sto Achtung baby. L'Europa dell'est che si risvegliava, la Mitteleuropa e il suo immaginario intellettual-culturale...solo dopo mi sarei reso conto di quanto questa atmosfera mi avvolgesse, facendomi provare qualcosa che andava al di là del gradimento.
Achtung baby comprato a tarda estate fu come il richiamo di un vaccino, fatto 5 mesi prima sul Ponte Carlo.
Riccione si tinse del lugubre e beffardo buio fra il blu e il marrone evocato da Praga e Achtung baby.
E' rarissimo, ma quando il cupo e il buio riescono a sogghignare, c'è qualcosa di grosso in ballo.
In Romagna pioveva abbastanza, eppure a me veniva da ridere.

Tornai a Bologna, mi ribeccai con quei tre quattro regaz coi quali si andava ad affrontare il penultimo anno di liceo insieme (gran cosa, avere dei margini).
La scuola stava per ricominciare, ma attraversando via Rizzoli per guadagnare via Fondazza, prendendola da Santo Stefano, la luce carta da zucchero era ancora tutta sparsa su Strada Maggiore.
Era settembre, ma a me continuava a venire da ridere.
La scuola partì presto, l'11 mi pare.
Gran ghigne, alla ripartenza, sembrava quasi un galà.
So che il 12 a Modena c'era il Pavarotti international e io ci andai con un mio fratello, perchè là ci sarebbero stati Bono e The Edge (e Brian Eno), a presentare un pezzo scritto per Sarajevo.
Ero fan degli U2 da un quarto d'ora e due di loro mi si presentavano lì, a 30 km da casa mia.
Quel concerto fu un'esperienza strana. Era la prima volta che vivevo qualcosa con una tale intensità da non ricordamene quasi più, dopo.
Cioè, da averne un ricordo un po' onirico, un po' sfumato, diverso dai ricordi di espisodi standard.
Dopo mi ricapitò centinaia di volte, grazie a Dio.
Uno dei passaggi più sfumati fu quando Milly Carlucci annunciò che stavano per esibirsi dei musicisti straordinari che ci avrebbero regalato un brano speciale, cantato da una voce magica. Tradusse qualche verso del testo, ma io non mi accorsi di nulla. Mi riebbi solo quando il mio fratello mi strattonò gridandomi "One! One!", con gli occhi sbarrati, ricolmi di un senso di urgenza che mi fece riprendere giusto in tempo per piombare in una catalessi diversa, più partecipe, meno ebete, più estasiata.
Meno male che non sentii la Carlucci.
Che prima aveva tradotto il verso dell'amore come un tempio.
Ma io, che non avevo capito, continuai a canticchiarmi One nella testa per settimane.
E a quel punto del pezzo costruii un verso che mi suonava perfetto, perchè tutto tornava, con quello che mi succedeva intorno.
Un verso mai esistito, nel testo di Bono, che mi ha accompagnato negli ultimi 14 anni, ogni volta che agosto scavalla in settembre.
Che tutte le volte io spero che le cose vadano così, in modo che ricantarmelo, mi faccia pensare che quel verso ci sta proprio.
"You say, love is a temple...", canta Bono.
"You say, love in september...", veniva a me.
L'insperabile, ma vero.
Perchè vero lo è stato, una volta.
L'unico modo che ho di farmi coraggio, quando il maraglio abbronzato con la catena cede il passo al maggio/giugno in valore assoluto.
Perchè io lo so che settembre può essere bello...e sento che se lo prendi per il verso giusto ti può lanciare nel buio dell'autunno in una maniera fenomenale, dato che abbiamo anche scoperto che anche il buio sa sghignazzare...
ci vorrebbero più cieli, più carta da zucchero, più Bologna, un po' più di certa aria..ancora fartelli, fiducia
cose così
E allora, lo vedreste che vale la pena, cercare l'amore in settembre