mercoledì 2 settembre 2009

Love in september


Non è difficile darmi del nostalgico.
Lo sono.
Ma un po' ci terrei a che mi si credesse, se vi dico che quello che vado a scrivere adesso non c'entra col frignare perchè "era più bello prima".
Anzi, è proprio un non-scenario senza tempo, quello che mi attraversa la testa.
Oggi, come tutte le volte che l'estate scavalla in settembre e mi constringe a far il miglior viso possibile ad un gioco che non mi è mai piaciuto, nè, verosimilmente, mai mi piacerà.

Intanto devo ammettere che quella canzone di San Remo che dice "d'estate muoio un po'", alla fine, mi piace.
State attenti, Sant'Iddio, ad andarmi a ravanare, con certe vocali lunghe, con quegli archi e quei giri armonici così tenui e azzeccati...state attenti, vi prego!

Non mi è mai piaciuto il periodo che accorcia la luce e che spinge verso quel merdosissimo cumulo di settimane marroni che chiamano autunno.
Lì di bello non c'è quasi mai niente.
Compierci gli anni, fra l'altro, mi ha sempre messo a disagio.

Il fatto è che se riusciamo a estrapolare settembre dal suo contesto, a togliergli il prima e il dopo, il da dove viene e il dove sta andando, se lo mettiamo in quello che i matematici chiamano "valore assoluto", ecco che mi tocca pure ammettere che settembre è un bel mese.
Ha il ritmo di un incrocio fra maggio e giugno, a dispetto di agosto che col suo caldo svergognato mi ricorda sempre una specie di maraglio abbronzato, grasso, con la camicia aperta e i peli brizzolati da cui spunta un catenone d'oro. Ah, con lo stecchino fra i denti.

Ecco, settembre non è proprio così.
Ed è un mese interessante. Un mese che può esserlo, quanto meno.
Se solo mi riuscisse di soffocare questo magone atavico che nel nono mese mi fa venir solo voglia di frignare perchè il bel tempo finisce.
Una volta piangevo perchè finivano le vacanze.
Adesso piango perchè non sono mai cominiciate.

Se invece la smettessi di piangere, potrei provare a raccontarvi di cosa volevo parlare adesso, che invece alla fine non ho ancora cominciato.

Nel 1995 comprai il mio primo disco degli U2. Un live dello Zoo tv.
Era primavera. Mi portai il cd al mare, a Riccione e cominciai a notare quel pezzo, One, che tutti quando si diceva "U2" la menavano con 'sta One e io nemmeno sapevo di cosa si trattasse. Carina.
Andai a Linosa in vacanza, si schitarrava e io accenavo One, di cui non conoscevo il testo.
Ma mi piaceva come suonavano certe parole.
Tornai a Riccione e comprai Achtung baby, il cd che conteneva la versione originale di One.
Ma del disco mi colpirono di più altri brani.
Anzi, più in generale, devo dire che me ne colpì l'insieme.
Sonoro e immaginifico.
La volata glie l'aveva lanciata la gita di marzo.
Con la scuola eravamo andati a Praga e un mio compagno di classe non faceva che menarla con 'sto Achtung baby. L'Europa dell'est che si risvegliava, la Mitteleuropa e il suo immaginario intellettual-culturale...solo dopo mi sarei reso conto di quanto questa atmosfera mi avvolgesse, facendomi provare qualcosa che andava al di là del gradimento.
Achtung baby comprato a tarda estate fu come il richiamo di un vaccino, fatto 5 mesi prima sul Ponte Carlo.
Riccione si tinse del lugubre e beffardo buio fra il blu e il marrone evocato da Praga e Achtung baby.
E' rarissimo, ma quando il cupo e il buio riescono a sogghignare, c'è qualcosa di grosso in ballo.
In Romagna pioveva abbastanza, eppure a me veniva da ridere.

Tornai a Bologna, mi ribeccai con quei tre quattro regaz coi quali si andava ad affrontare il penultimo anno di liceo insieme (gran cosa, avere dei margini).
La scuola stava per ricominciare, ma attraversando via Rizzoli per guadagnare via Fondazza, prendendola da Santo Stefano, la luce carta da zucchero era ancora tutta sparsa su Strada Maggiore.
Era settembre, ma a me continuava a venire da ridere.
La scuola partì presto, l'11 mi pare.
Gran ghigne, alla ripartenza, sembrava quasi un galà.
So che il 12 a Modena c'era il Pavarotti international e io ci andai con un mio fratello, perchè là ci sarebbero stati Bono e The Edge (e Brian Eno), a presentare un pezzo scritto per Sarajevo.
Ero fan degli U2 da un quarto d'ora e due di loro mi si presentavano lì, a 30 km da casa mia.
Quel concerto fu un'esperienza strana. Era la prima volta che vivevo qualcosa con una tale intensità da non ricordamene quasi più, dopo.
Cioè, da averne un ricordo un po' onirico, un po' sfumato, diverso dai ricordi di espisodi standard.
Dopo mi ricapitò centinaia di volte, grazie a Dio.
Uno dei passaggi più sfumati fu quando Milly Carlucci annunciò che stavano per esibirsi dei musicisti straordinari che ci avrebbero regalato un brano speciale, cantato da una voce magica. Tradusse qualche verso del testo, ma io non mi accorsi di nulla. Mi riebbi solo quando il mio fratello mi strattonò gridandomi "One! One!", con gli occhi sbarrati, ricolmi di un senso di urgenza che mi fece riprendere giusto in tempo per piombare in una catalessi diversa, più partecipe, meno ebete, più estasiata.
Meno male che non sentii la Carlucci.
Che prima aveva tradotto il verso dell'amore come un tempio.
Ma io, che non avevo capito, continuai a canticchiarmi One nella testa per settimane.
E a quel punto del pezzo costruii un verso che mi suonava perfetto, perchè tutto tornava, con quello che mi succedeva intorno.
Un verso mai esistito, nel testo di Bono, che mi ha accompagnato negli ultimi 14 anni, ogni volta che agosto scavalla in settembre.
Che tutte le volte io spero che le cose vadano così, in modo che ricantarmelo, mi faccia pensare che quel verso ci sta proprio.
"You say, love is a temple...", canta Bono.
"You say, love in september...", veniva a me.
L'insperabile, ma vero.
Perchè vero lo è stato, una volta.
L'unico modo che ho di farmi coraggio, quando il maraglio abbronzato con la catena cede il passo al maggio/giugno in valore assoluto.
Perchè io lo so che settembre può essere bello...e sento che se lo prendi per il verso giusto ti può lanciare nel buio dell'autunno in una maniera fenomenale, dato che abbiamo anche scoperto che anche il buio sa sghignazzare...
ci vorrebbero più cieli, più carta da zucchero, più Bologna, un po' più di certa aria..ancora fartelli, fiducia
cose così
E allora, lo vedreste che vale la pena, cercare l'amore in settembre

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