Ah già, che io sono quello che frigna per la mamma!
Quando iniziai questo blog pensai: "Di fatto questo fa di me un blogger!". Non che mi esaltasse, ma mi interrogavo su cosa mi avrebbe poi separato dai miei colleghi più illustri, quelli che quando scrivono spostano le opinioni di chi legge. O, quanto meno, lasciano un qualche segno, destano attenzione. Mi chiesi cosa avrebbe potuto rendere me uno così.
Non mi risposi. In realtà mi importava poco. Ma pensai che comunque, per prima cosa, avrei dovuto scrivere tanto.
Ecco, nel dubbio non l'ho fatto.
Come sempre, si spara all'inizio, poi l'entusiasmo cala e si lascia scivolare via ciò di cui ti cale il giusto.
Per dire.
L'ultima volta mi lagnavo della salute traballante alla vigilia del tour promozionale del nostro secondo album. E finivo poi per tirare in ballo quel lutto che, evidentemente, non avevo ancora elaborato granchè.
Cosa è cambiato nel frattempo?
Ovviamente tanto.
Ovviamente nulla.
Perchè Facebook ha successo?
Perchè il mondo ne aveva voglia. C'era un buco a forma di Facebook in tanti. Un posto unico nel quale convogliare ciò che di sè non si resisteva a voler mostrare. Un posto unico in cui far vedere ciò che volevi mostrare a chi lo potevi mostrare. In cui vedere cosa mostravano coloro coi quali volevi un contatto. Il tutto al riparo di uno schermo che ti avrebbe comunque sempre fatto sentire protetto.
Per poco più che un caso ho scoperto che il due ottobre è stata designata come la giornata dei nonni.
Cazzata, chiaro.
Ma ho avuto voglia di mettere su Facebook la foto del 1994 in cui bacio e abbraccio la mia amatissima nonna Liliana. Perchè volevo che si vedesse in giro quanta voglia avevo di baciarla, quel pomeriggio di ventitrè anni fa. Ovvio, non si vedono svariati miliardi di altri momenti con lei, quando mi metteva lo zucchero nella medicina che non volevo prendere, di nascosto da mia mamma, quando guardavo Sentieri accanto a lei, imperturbabile, quando mi chiedeva cosa avrei voluto mangiare a Natale con quei 3, 4 mesi di anticipo, quando scioglieva per un attimo il suo aristocratico aplomb e mi regalava un rapido ma intensissimo sorriso beffardo per farmi capire, coi suoi occhioni carta da zucchero, che aveva capito la gag feroce che avevo appena fatto, ma non si poteva scomporre più di tanto, quando accarezzava il suo obeso gatto persiano, Gorbaciov.
Ma per un post va bene così.
Mi scoccia non avere a portata di clic una foto della nonna Linda. Un'altra sulla quale ci sarebbe da postare, anche di più della Liliana.
Il nonno Gino non l'ho mai conosciuto. Il nonno Maso suonava il jazz e l'avrò visto sì e no 50 volte in vita mia.
Ma visto che io sono quello che frigna per la mamma e visto che non sono diventato un blogger, ma uno che il blog se l'era fatto ma poi non l'ha più cagato, ecco che assemblo due idee: oggi doveva essere il primo giorno da nonna per mia mamma + ho il blog da frignata.
Se poi mi tira, lo link su Facebook.
Eccoci.
Ma non ho molto da aggiungere, in realtà. Qualche giorno fa mi sono imbattuto di nuovo nella pagina di Henry Scott Holland che tenta lodevolmente di consolare gli inconsolabili mettendosi nei panni di un de cuius e sostenendo la morte non sia nulla, se non un passaggio da una stanza all'altra.
Ho dovuto interrompere la lettura dopo poche righe perchè stavo soffocando dal groppo in gola, ma stavo anche lavorando e proprio non potevo permettermi di esplodere in lacrime.
E allora no, io il lutto non l'ho elaborato. E vi dirò di più: ma cosa cazzo significherebbe "elaborare il lutto"?
Ok, sono certo ci sia una letteratura scientifica che, quanto meno, spieghi nel dettaglio cosa vorrebbe dire un'espressione del genere. Ma io non la conosco. E sono abbastanza convinto che lo stesso possa dirsi per tanti di coloro che tirano in ballo questo concetto. E ai quali magari capita di rivolgersi, che so, a me.
Primo: io vi ringrazio, davvero, per il fatto che mi dedichiate un pensiero, delle parole. Non è scontato, non è dovuto eppure lo fate. Grazie. Ma
Secondo: lasciate stare. Perchè per me vale ancora esattamente lo stesso pensiero che mi attraversava la testa mentre vedevo mia mamma sciogliersi sul letto di un hospice un giorno dopo l'altro e incontravo gente - Dio vi abbracci per me - in visita: "Se non siete qui per dirmi che è tutto uno scherzo e che mia mamma si alzerà nel giro di tre secondi, potete sparire".
Per carità, non significa "non mi parlate". Nemmeno "non me ne parlate".
Anzi. Per me non è mai stato un argomento da evitare.
Da subito io ho amato parlare di mia mamma. E anche di quanto fosse vergognoso che fosse morta a 57 anni. E di come fosse morta.
Sono fiero, profondamente fiero di essere il figlio di mia mamma.
Ma, ecco, proprio per questo non mi va che mi se ne parli nel registro standard che si riserva generalmente alle conversazioni di questo genere.
"Ma tanto ti vede", "E' sempre con te", "Ci vuole del tempo". Cose così.
Anzi, le parole che tengo più strette a me, quando ripenso a tutto quel passaggio, sono quelle che mi mandò via sms un collega con il quale non avevo nemmeno un rapporto così stretto. Ma mi disse: "evito parole inutili".
E lì io pensai: "Sì, cazzo, sì...grazie Enrico, perchè mi hai pensato e lo hai fatto dandomi qualcosa". Lungi da me il voler togliere importanza a tutte le altre testimonianze di vicinanza dell'epoca. Davvero.
Ma il mio collega Enrico mi diede qualcosa. Per me. "Le chiacchiere non contano. E' uno schifo, lo so e voglio farti sapere che lo so e che mi dispiace". Per me suonava così.
E andava benissimo.
No, non elaboro niente. Un amico qualche tempo fa mi mandò una base strumentale sulla quale mi venne voglia di scrivere delle parole e di cantarle. Non sapevo neanche io di cosa stessi parlando fino a che, nel bridge, non mi uscì qualcosa di traducibile con: "Dio, non me ne volere se sono ancora convinto che non sia stato giusto".
Non elaboro, perchè per il Dio in cui credo, sono certo che sia giusto così. Ma questa è fede. Fuori dalla fede (e io, che sono un peccatore, non sono tutto fede, quindi c'è tanto me anche fuori dalla fede) io non sono ancora convinto. E sarò a posto solo quando e se sarò convinto.
Così come non sono per niente a posto col fatto che oggi dovevamo festeggiare la prima giornata dei nonni con mia mamma, che si sarebbe incazzata moltissimo nel rendersi conto che veniva festeggiata in quanto nonna, ma alla fine sarebbe stata tanto, ma tanto, ma tanto felice di tenersi in braccio Simo e Vitto, sicuramente conciati da nani eleganti, con quelle due facce da culo incredibili che si portano appresso, con quei sorrisoni che vengono dritti dritti da quelli della nonna Liliana e sono passati anche dalla loro nonna Kitty, che invece non se li sta tenendo in braccio proprio per un cazzo. Perchè la vita è una vergogna e fino a che non mi avranno convinto del contrario, vaffanculo non mi chiedete di elaborare niente.