
Non l'ho mai capito, nè probabilmente, mi capiterà mai di caprilo, come funziona quel meccanismo che fa spruzzare lacrime quando si sente una canzone, o si vede un quadro.
Va detto che intanto sono veramente fiero del fatto che mi riesca.
Sono un po' pare del menga, ma fin da cinno io non lo capivo come si faceva a commuoversi e provavo invidia per chi ci riusciva. Non parlo del piangere, ovvio.
Nulla che abbia a che fare direttamente con la tristezza. O, meglio, col dispiacere.
Mi potrei addentrare in un pippone etimo-filosofico sul concetto di malinconia-melanconia-melancolìa e sul nero che ne salta fuori.
Non lo farò.
Però mi ha fatto venire in mente che comunque si tira in ballo il nero.
Quello che ho vestito per più di 10 anni. Ma non c'entra, era solo per sembrare magro. Con scarsissimi risultati.
Nero, dicevo.
Un meccanismo che ti fa fare un giro in una qualche zona nera.
E la conseguenza del giro sono brividi, pelle d'oca e lacrime.
Rievocazione?
Beh, potrebbe essere. Nel senso che questo spiegherebbe perchè da cinno non mi riuscisse di commuovermi: non avevo un passato che potesse riaffiorare.
Il fatto è che, quando la schiena mi si accorcia perchè la pelle mi si accartoccia, quando vengo pervaso da quella specie di flusso scintillante e granuloso che sembra proprio come un siringone di qualcosa che mi viene iniettato dal sacro al collo, quando, con un leggero ritardo, mi si infradiciano gli occhi, io non è che stia ricordando qualcosa.
Cioè, non mi viene in mente un ricordo che mi commuove.
Intendiamoci, mi capita anche quello, ma non è ciò di cui sto parlando ora.
Adesso mi riferisco proprio a quei casi in cui si viene sorpresi da questa specie di onda.
Che a me personalmente è come se spalancasse dei paesaggi che sarei pronto a giurare di non aver mai visto...è come uno sguardo su dimensioni altre.
E - giuro - non ho preso niente stamattina.
Sembra quasi un aumento temporaneo del livello di ricettività fra il mio piccolo me e l'oltre.
Io a Dio ci ho sempre creduto. E me ne sono sempre fregato del perchè.
Che importa conoscere le ragioni, quando ci sono le certezze? Lì diventano più interessanti altre domande, tipo il Come, il Come non...le teologia negativa è divertentissima, fino al suo esito nietzschiano, ripreso da Montale in quel "ciò che non siamo, ciò che non vogliamo"...vabè, la smetto
Sono certo dell'oltre e lo chiamo Dio. Tanti, con me. Anche se forse non tutti parliamo della stessa cosa. Ma, a prescindere dalle pippe che ci facciamo qui, quello resta quel che è.
Con buona pace dei miei sproloqui.
E allora non riesco a non pensare che quegli squarci di oltre che mi arrivano via Bowie, Bono, Campana, Telecaster, De Chirico, Lennon, Dalì, Giorgione e via citando, non siano, in realtà, altro che gentili concessioni dell'oltre, che, ogni tanto, mi dà un assaggio.
Un po' come in profumeria, quando ti riempiono di boccettini di acqua di giò, ck one, j'adore...
Campioni gratuiti di eternità
Con la differenza che qui di mezzo non ci sono i soldi.
Non c'entra la finta gentilezza del "ti regalo 1 perchè hai speso 10" e non c'entra nemmeno la ruffianaggine del "ti regalo 1 perchè ti venga voglia di compare 15".
Ma d'altronde, potrei io credere in un Dio che si serve di strategie di marketing?
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